Missione: “ Crv-ACR -Onlus di fatto http://www.acraccademia.it/NOVITA'.html - http://blog.libero.it/acrcrvdifatto/ svolge un’attività socio-culturale di prevenzione al BULLISMO. -‘dal 1987 ad oggi ”.. combatte le DEVIANZE GIOVANILI-il Cyberbullismo e "Bulli e Bullismo.. Vandali e Vandalismo” con l'OSCAR e crea protocolli d’intesa, tra operatori sociali, Associazioni, e Comitati. Breve Storia del Concorso di poesia/arti e mestieri OSCAR: Nasce nel 1987 a Milano, da un'intuizione di Sergio Dario Merzario, Rio, Semenza, Maderna e altri, prende il via il Concorso "il BAGGESE". Acr, Repo e Paza nel 1999, lo trasformano nel trofeo lombardo ( che nel 2002 diviene TROFEO LOMBARDO LIGURE). Nel 2006 diventa OSCAR Internazionale CONTRO il BULLISMO con il contributo di Sergio Dario Merzario, Ketti Bosco , le biblioteche e l'Unicef Prov. di IMPERIA!” associazione@acraccademia.it ; www.informarexresistere.fr/2013/03/06/lo-storico-alla-grillina-non-ce-fascismo-buono/#comment-306886 acraccademia.it/Acr%20Roma%20pag%206.html acraccademia.it/Il%20Baggese%20pag%207.html
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mercoledì 15 marzo 2017

Invito alla verità... CRV-ACR.. Un paio di errori... corretti!




Dal Libro di Rio... "SONO ROSE e 1500 passi"
LA GIUSTIZIA RIPARATIVA! Basta odio evitiamo di cadere.. occorre “riconciliazione e giustizia”ACR e CRV

Promosso dal Centro Asteria, lunedì 20/2/2017 all’auditorium di via Meda – Milano, di fronte ad un pubblico di circa 1250 persone di cui 1200 ragazzi di scuole milanesi e lombarde abbiamo assistito a un progetto culturale “no alla violenza”.. Invitati dalle suore conosciute al Centro Asteria durante un corso con l’ODG milanese di aggiornamento per i giornalisti il 18 febbraio u.s., dove è stato presentato un bel libro che leggeremo, di Paola Uccello, una collega giornalista, rivolto ai giornalisti e agli insegnanti. Del libro interessante e molto concreto, vi parleremo in altra de Il Milanese. Entrati all’auditorium ci siamo trovati di fronte un oceano di giovani studenti, dicevamo così ad occhio circa 1200! Sul palco, tre persone: Agnese Moro, figlia dello statista rapito, processato e ucciso, con gli uomini della sua scorta, dalle Brigate Rosse negli anni di piombo del 1978. Di fianco a lei Franco Bonisoli, uno dei brigatisti che con Franceschini e Faranda, guidarono le BR in quell’azione che tenne in scacco lo Stato italiano, che con la DC e il PCI “con la decisione di non trattare con loro, condannò a morte Aldo Moro” il papà di Agnese ed ex Presidente della DC. Franco, dissociato e che tramite questa legge ha saldato il suo debito con la giustizia che lo aveva condannato a ben 4 ergastoli. Una terza persona sta seduta con loro ed è Claudia, nipote di uno degli uomini uccisi dai brigatisti rossi. Espongono le loro tesi e spiegano il perché dopo un progetto che li ha visti convivere insieme hanno deciso di aderire a modo loro a questo progetto che spiega ai giovani studenti e ai loro insegnanti il rifiuto della violenza e la pacificazione della giustizia riparativa. La suora dà la parola ai ragazzi per le domande, inizia Chiara della scuola “Salvator Allende” e via.. via molti ragazzi con qualche insegnante. Domande tipo: “Come mai condannare a morte… cosa ne pensa degli autori.. e degli attori.. come mai Moro e non altri politici… se avessero trattato avreste ucciso lo stesso Moro? …Perché di questa azione terrorista… chi furono i complici… come mai perdono, conciliazione e non vendetta?! Orgoglio di una nazione… calpestato.. a che fine… quale obbiettivo di questo processo… perché dissociarsi e perdonare? E tantissime altre domande. Risponde Agnese Moro: “Papà era insegnante in università “diritto penale” ed era contro la condanna a morte e all’ergastolo, per lui ogni persona è preziosa, nonostante l’avessero ucciso sarebbe stato contrario ad esecuzioni sommarie, voleva chiarire, capire il perché. Come padre aveva sempre “cercato” di valorizzare “l’amore, non l’odio”… il “volontariato” come espiazione… secondo i dettami di Paolo VI e del Cardinal Martini… si pensò di aver rispettato il volere di Aldo Moro… lasciato solo dai suoi collaboratori incapaci di tentare la sua liberazione… per la stupida “ragion di Stato”… la Costituzione nata dalla Resistenza portatrice di pace… non di guerra, perché odio genera odio, mentre il perdono crea la pace. La Costituzione ha tolto il potere a pochi per darlo a tanti, al popolo e rilancia la politica per risolvere i problemi, invita ad ascoltare le persone e fare politica con quelle persone (partiti) non per quelle persone “non violenza, ma dialogo”.
Risponde Franco Bonisoli. Spiega il perché la scelta di Moro, in quanto Presidente della DC partito di maggioranza. Partito Stato. Era l’uomo del cambiamento, ma lo abbiamo capito solo dopo la sua esecuzione, dopo il processo. Il papà di Agnese con le sue lettere indicò bene chi era “il potere”… questa convinzione da uomo di “PCI” e sindacalista “FIOM” mi portò a sacrificare la mia vita per l generazioni future, scendendo in clandestinità ma visto il risultato, ho deciso di rifiutare la violenza per dirimere i conflitti… mi ero fatto violenza prima a me stesso. Grazie alle leggi dello Stato io e i miei compagni ci siamo dissociati e abbiamo scelto di rifiutare la violenza come metodo di lotta, e visto che i giovani aderiscono ad immolare la loro vita, mentre altri comandano per altri fini, abbiamo deciso che la violenza non risolve… non ci fa stare meglio… quando si abbatte un dittatore ne viene a beneficiare uno peggiore… la storia insegna… rivoluzione… poi dittatura. Risponde Claudia: “Noi siamo i primi terzi, i parenti delle vittime. Dopo una convivenza aspra capisci le ragioni, non perdoni subito, ma ti rendi conto che la violenza non porta da nessuna parte… occorre che riparino con il fare…”
Ripensando alle parole di Franco Bonisoli, l’ex brigatista, di Agnese Moro e di Claudia, mi ritornano in mente le affermazioni di mio padre Rinaldo e di mamma Clementina quando fu rapito Moro e sterminata la sua scorta. “Vedi figliolo” (avevo 32 anni) ed ero impegnato nel sociale, lavorando in banca avevo aderito alla Fabi poi alla Uil bancari e aiutavo la parrocchia con la neonata Associazione “CCR Circolo Culturale Ricreativo” che poi in seguito divenne ACR-CRV = Associazione Culturale Ricreativa – Centro Ricerche Valassinesi. Dicevo i miei genitori e Don Alberto mi mettevano in guardia dalle amicizie interessate e dalla politica, mi richiamavano al mio dovere di figlio e a quello di padre. Papà Rinaldo mi chiedeva come mai non mi fossi laureato in giurisprudenza o in scienze politiche visto che dopo aver conseguito il diploma di ragioniere e perito al “Cattaneo” nel 1974 mi ero iscritto all’università e con profitto macinavo esami su esami. Ricordo le parole di mamma Clementina unite a quelle di Don Alberto “stai attento a chi frequenti, non trascurare la tua famiglia e non essere troppo altruista non impegnarti troppo in politica, non trascurare troppo Chiara e Matteo”. I miei figli prediletti con i quali passavo tutto il mio pochissimo tempo libero… sagge parole. Il sindacato mi permise di conoscere tramite la Fabi e la Uil brave persone, ma anche persone senza scrupoli che si vendevano per un piatto di lenticchie o ti vendevano con una facilità spaventosa. Ricordo che affascinato da questa bella esperienza conobbi i responsabili del sindacato e del partito a cui essi facevano capo e ne trassi un insegnamento utilissimo. Mai fidarsi delle apparenze. Non mi lasciai coinvolgere nella lotta armata e proseguii il mio cammino. Alcune cocenti delusioni mi aiutarono a riflettere e a maturare. Le parole di pochi amici mi aiutarono a capire che dovevo riflettere su come la lotta nella sinistra contrapponeva i partiti. Il PSI di Craxi contro il PCI di Berlinguer, la mia militanza politica mi fece conoscere Aniasi, Tognoli, Pillitteri e Borghini, i grandi sondaci socialisti milanesi e con essi Mitterand il grande socialista francese, Lombardi e Craxi i protagonisti socialisti che con Pertini e Berlinguer stavano cambiando l’Italia e l’Europa unitamente a Moro e ad Andreotti. Il PSI – il PCI e la DC. Mi colpì molto l’anticomunismo viscerale di alcuni di loro e l’intelligenza politica dei protagonisti di quegli anni, soprattutto di Aldo Moro e di Bettino Craxi. Berlinguer, Lombardi e Andreotti non li capivo. I vincenti erano Craxi e Moro. Dialettica forbita e capacità di sintesi che mi affascinava. Ne parlai al mio grande amico Don Alberto Rozzoni. Lo conobbi a Civenna quando arrivò, nel 1958, a sostituire Don Caprotti. Ero un chierichetto biricchino, grazie a mia mamma “casa e chiesa” e frequentando la parrocchia e l’oratorio ebbi l’occasione di capire il volontariato. Poi quando mi trasferii a Milano e lasciai il mio lavoro a Civenna, aiutato da zio Tommaso fratello di mio padre e attendente di Dalla Chiesa, conobbi l’altro protagonista della vita italiana, un grandissimo carabiniere che da protagonista illuminato, secondo me, fu il precursore della giustizia ripartitivi. E purtroppo, sconfitto il terrorismo delle BR finì i suoi giorni a Palermo. Don Alberto mi fece conoscere un altro grande protagonista “l’Avv. Guazzetti”, ora capo della Fondazione Cariplo. Dicevo ne parlai a Don Alberto che mi consigliò di respirare e ancora una volta pensare alla mia famiglia, stavo preparando un esame pesante “procedura penale” e decisi di prendere tempo preparando e dando “Criminologia”.. con il giudice Galli… accadde un avvenimento tragico.. fu ucciso sotto i miei occhi il mio docente…
 ..segue da www.acraccademia.it 

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